Benessere Sanitario: Bioenergia….. In… Burnout….. Out

Un fattore conosciuto e studiato fin dagli anni ’70, quando Freudenberger richiamò l’attenzione su una delle possibili manifestazioni dello stress lavorativo, è lo stato psico-fisiologico chiamato Sindrome di “Burnout”.

Questo termine indica una condizione di disagio rilevata tra lavoratori impegnati nelle cosiddette professioni di aiuto, specialmente nell’area socio-sanitaria. Diversi studi documentano gli alti livelli di stress lavorativo nei servizi ospedalieri.

Riepiloghiamo velocemente che cosa comporta la Sindrome di “Burnout”.

SINTOMI FISICI-SOMATICI
I disturbi psicosomatici che si possono presentare:
(Bernstein – Halaszyn 1989, Cherniss 1983)

a) disfunzioni gastrointestinali: gastrite, ulcera, colite, stitichezza, diarrea;
b) disfunzioni a carico del SNC: astenia, cefalea, emicrania;
c) disfunzioni sessuali: impotenza, frigidità, calo del desiderio;
d) malattie della pelle: dermatite, eczema, acne, afte, orzaiolo;
e) allergie e asma;
f) insonnia e altri disturbi del sonno;
g) disturbi dell’appetito;
h) componenti psicosomatiche di: artrite, cardiopatia, diabete.

SEGNI PSICOLOGICI:
(Cherniss 1980)
a) Senso rabbia;
b) negativismo;
c) isolamento e ritiro, conseguente incapacità a chiedere aiuto;
d) rigidità di pensiero;
e) alterazione tono dell’umore – esaurimento emotivo;
f) perdita dell’ideale – perdita dell’entusiasmo e di fantasie onnipotenti iniziali in processo di burnout;
g) ottundimento della coscienza, essere freddo ed insensibile;
h) collasso della motivazione;
i) caduta dell’autostima
l) perdita di controllo – la sensazione che il lavoro lo “invada” anche nella vita privata.

SEGNI COMPORTAMENTALI-ASPECIFICI:
(Cherniss 1980)

a) Assenteismo;
b) “fuga dalla relazione”, apatia, stanchezza;
c) progressivo ritiro dalla realtà lavorativa (disinvestimento): presenziare senza intervenire, senza alcuna partecipazione emotiva, e solo per lo stretto necessario;
d) difficoltà a scherzare sul lavoro, irrequietezza;
e) ricorso a misure di controllo o allontanamento nei confronti degli utenti;
f) perdita dell’autocontrollo: reazioni emotive violente, impulsive, verso utenti e/o colleghi;
g) tabagismo e assunzione di sostanze psicoattive: alcool, psicofarmaci, stupefacenti.

La Sindrome di “Burnout” va analizzata però su due fronti:

  1. Un contesto Psico-Fisiologico-Comportamentale in cui il personale medico sanitario si trova coinvolto suo malgrado e che lo porta spesso a vivere il proprio lavoro in modo malsano, con ripercussioni anche gravi sulla propria salute;
  2. Il rapporto con i pazienti e le relazioni in generale, possono perdere necessariamente di empatia, lucidità, tolleranza, rispetto, sostegno, ecc., compromettendo a volte in modo lieve a volte in modo maggiore l’operato del professionista sanitario;

 

Impostazione della Ricerca: La TB-Tecnica Bioenergetica secondo il Metodo Summa Aurea® come strumento per ridurre o alleviare lo stress.

PREMESSA: Il Metodo Summa Aurea®, attraverso una pratica continuativa consente di sviluppare la capacità di modificare il nostro stato di coscienza e di far viaggiare il nostro cervello in Onde Delta e Gamma. Questo stato se ricreato prima di andare a dormire può facilitare il buon funzionamento del ciclo circadiano che è disarmonico in tutte le persone stressate o depresse.

Obiettivo: Verica di questo processo di cambiamento.

Soggetti dello Studio: Personale Medico Sanitario.

 

Approfondimenti

È stato studiato che il sonno è un meccanismo di regolazione delle emozioni negative, e c’è quindi una stretta relazione tra sonno REM e depressione.

Più seria è la depressione, e prima inizia il primo sonno REM. A volte inizia già 45 minuti dopo il sonno. Ciò significa che per questi soggetti il primo ciclo di sonno ha circa la metà della durata abituale. Tale sonno REM prematuro di fatto diminuisce l’iniziale sonno profondo, che non viene recuperato più avanti nel corso della notte. Questo scarto del primo sonno profondo è accompagnato dall’assenza del consueto rilascio degli ormoni della crescita. Il momento di maggior rilascio degli ormoni della crescita umani (HGH) avviene infatti nel primo ciclo di sonno profondo. Le persone depresse hanno poco SWS (sonno ad onde lente, che corrisponde ai passaggi 3 e 4 del ciclo del sonno) e un basso rilascio di HGH; oltre alla crescita, gli HGH sono collegati al recupero fisico. Se non otteniamo abbastanza sonno profondo, il nostro corpo impiega più tempo a guarire e a crescere. L’assenza di una forte emissione di HGH durante il primo sonno profondo si protrae in molti pazienti depressi, anche quando non lo sono più (in fase di remissione).

Il primo periodo di sonno REM non solo inizia troppo presto nelle persone clinicamente depresse, ma risulta anche abnormemente lungo. Al posto dei soliti 10-15 minuti (circa), questo sonno REM può durare anche il doppio. Anche i movimenti degli occhi risultano anormali: troppo concentrati o troppo dispersi. A volte infatti, essi risultano tanto frequenti da essere chiamati tempeste di movimenti oculari.

La scansione dei pazienti depressi durante il sonno ha mostrato che le zone del cervello dedicate alle emozioni, cioè i sistemi limbico e para-limbico, nel sonno REM sono attivate ad un livello più alto rispetto allo stato di veglia. Una forte attività di queste zone è comune anche nel sonno REM di persone non depresse, ma quelle depresse mostrano un’attività ancora maggiore in queste zone rispetto alle altre. Può essere comprensibile: dopotutto, durante la fase REM questi individui mostrano un’attività più intensa anche nelle aree esecutive della corteccia, quelle associate al pensiero razionale e al processo decisionale. Gli studi sulle scansioni cerebrali delle persone non depresse, al contrario, non mostrano tale attività durante le loro fasi REM. Questa scoperta è stata interpretata come una probabile risposta all’attività eccessiva nelle aree responsabili delle emozioni.

Negli studi della Dott.ssa Cartwright, che ha trascorso circa trent’anni a investigare “come un disordine emotivo che colpisce la cognizione, la motivazione, e soprattutto lo stato emotivo durante la veglia, si mostra durante i sogni”.

Tutte le teorie dei sogni contemporanee hanno un tratto in comune: tutte enfatizzano che i sogni non riguardano temi prosaici (la lettura, la scrittura o l’aritmetica), ma piuttosto le emozioni, ovverossia ciò che gli psicologi definiscono come “gli affetti”. Ciò che dallo stato di veglia trasferiamo nel sogno sono quelle esperienze connotate da elementi emozionali, spesso quelle che hanno aspetti negativi, ma che sul momento non sono state notate o completamente elaborate. Un probabile scopo del sogno, o di ciò che il sogno compie (la cosiddetta funzione regolatrice dell’umore secondo la teoria dei sogni), è la modulazione dei disturbi nelle emozioni, con il regolamento di quelle problematiche. Le ricerca degli studiosi mostrano che l’umore negativo viene smorzato durante il sonno.

Esploriamo il ruolo del sonno e del sogno nel consolidamento di ciò che chiamiamo “l’Io”, con la capacità della memoria di auto-modificarsi:

 “Nelle persone che dormono bene, la mente è sempre attiva, e rinnova l’esperienza passata, selezionando quelle nuove informazioni che ritiene rilevanti e importanti da conservare, per via della loro rilevanza emotiva. Il sonno è un momento in cui la mente lavora, intrecciando flussi di pensiero con valori emotivi, per quanto questi si adattino o mettano in discussione la struttura organizzativa che rappresenta le nostre identità. Una funzione di tutta questa attività, è di regolare l’emozione disturbante in modo da impedirle di interrompere il nostro sonno, e il successivo funzionamento del risveglio.”

Risultato della ricerca atteso

Per quanto detto del funzionamento della TB-Tecnica Bioenergetica secondo il Metodo Summa Aurea® ci aspettiamo che in tutte le persone, che utilizzano il Metodo ci sia una modificazione del ciclo circadiano e un miglioramento dello stato di benessere. Infatti la modificazione del proprio stato di energia e coscienza, entrando nel campo delle Onde Delta, porterà lo stato cosciente a quello del sonno profondo e consentirà alle persone la regolazione del loro stato emozionale, una migliore serenità e un miglior sonno.

Esempi di campi d’applicazione

Affrontare la Sindrome di Burnout in ambito Sanitario

 

RACCOLTA DATI DI STUDIO

Selezione dei partecipanti

Professionisti in ambito medico sanitario.

Tale scelta, in questa fase è dettata dal fatto che i partecipanti possono fornire una doppia visione dello studio, quella di soggetto partecipante e quella di professionista.

Attuazione

Tutti i partecipanti dovranno svolgere il Corso Base di TB del Metodo Summa Aurea® per acquisire la tecniche di lavoro.

Si distinguono tre fasi di lavoro:

  1. la fase UNO, prima di svolgere il corso base;
  2. la fase DUE, a inizio corso e a fine corso;
  3. la fase TRE dopo aver svolto il corso base.

FASE 1:

I partecipanti allo studio dovranno riempire un questionario specifico, relativo al loro stato di benessere (facilità/difficoltà ad addormentarsi, tipologia di sonno, risvegli, sogni, ecc.), la mattina appena alzati, per 15 giorni prima della partecipazione al corso base.

FASE 2:

Test a riposo il sabato mattina prima di iniziare il Corso di Formazione raccogliendo lo stato psicologico, biofisico ed energetico dello studente/soggetto.

Test a fine corso per valutare il cambiamento di stato psicologico, biofisico ed energetico a seguito di due giornate di lavoro su di Sè.

FASE 3:

Tutti i partecipanti dovranno svolgere la tecnica indicata nel corso base per 30 minuti la sera prima di andare a dormire. La mattina dovranno annotare il loro stato di benessere (facilità/difficoltà ad addormentarsi, tipologia di sonno, risvegli, sogni, ecc.), per 15 giorni dopo la partecipazione al corso base.

 

Considerazioni Finali

Riteniamo che se gli Operatori sanitari potessero usufruire di questo strumento ( la TB-Tecnica Bioenergetica secondo il Metodo Summa Aurea®), la Sindrome di Burnout potrebbe non attuarsi per questi motivi:

  • L’approccio Bioenergetico del Metodo favorisce l’empatia e una relazione verso gli altri e se stesso di CUORE;
  • Riduce l’approccio mentale e asettico alle relazioni tipico di chi si chiude in se stesso a seguito di situazioni stressanti.
  • Favorisce una riduzione dello stress sia fisico che mentale, producendo un miglioramento dello stato di benessere;
  • Aumenta la fiducia in se stessi, su come viene vissuta la propria vita e il proprio lavoro;
  • Migliora la qualità del sonno della persona favorendo ed equilibrando la fase iniziale di sonno profondo.

 

Per ciò che riguarda le relazioni con i pazienti abbiamo:

  • Approccio comunicativo e comportamentale più aperto, amorevole ed empatico (senza il carico emozionale che diviene consapevolmente gestibile);
  • Approccio umano al paziente, con maggior comprensione e rispetto reciproco;
  • Miglioramento delle relazioni all’interno della catena di comando.

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