Disturbo post traumatico da stress – DPST

Qualunque evento che l’individuo vive, il nostro sistema (mente/corpo) lo analizza e lo traduce secondo i criteri del processo della sopravvivenza, uno dei quali è la paura di morire, ovvero del pericolo dell’annientamento, della perdita degli strumenti che ti consentono di avere facile accesso alla difesa della vita.
Questi strumenti sono i luoghi dove comunemente un individuo si rifugia nel proteggere la propria vita, la sua casa, la sua macchina, i suoi spazi sociali, le sue reti parentali, sociali o amicali a cui fare riferimento nella normale gestione della sua percezione di sicurezza. Questi “luoghi” sono reali o simbolici e la mente subconscia non fa distinzione.
Pertanto la risposta che il nostro sistema attiva di fronte a un episodio i cui effetti sono definiti dal DSM IV DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS, sono un comportamento che risponde prima di tutto a “mettere in sicurezza” l’individuo e il comportamento avrà prima di tutto un effetto sul fisiologico tendente a consentire al fisico di “irrigidirsi” per essere il meno possibile vulnerabile. Poi ci sarà una traduzione in assestamento del trovare materialmente riparo, rifugio e “riordino delle idee” da cui far ri-partire la “normale” funzionalità.

Per il DSM IV … la caratteristica essenziale del DPTS è lo sviluppo di sintomi tipici che seguono l’esposizione ad un fattore traumatico estremo che implica l’esperienza personale diretta di un evento che causa o può comportare morte o lesioni gravi, o altre minacce all’integrità fisica; o la presenza a un evento che comporta morte, lesioni o altre minacce all’integrità fisica di un’altra persona; o il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da altra persona con cui è in stretta relazione…. Il disturbo deve causare disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti…

Le risposte tradotte in concreto sono il bisogno di riprendere il filo della sopravvivenza, trovando soluzioni al bisogno di cibo, aria e acqua, ripristino della percezione di trovarsi in “sicurezza” e di recuperare ciò che è legato ai criteri del mantenimento della specie: ovvero rapporti e relazioni di base concatenati con gli altri criteri nel creare un continuum che risponda adeguatamente al sentirsi vivi e del riprendere il ritmo del senso della vita. Così i sintomi che rispondono al criterio diagnostico e statistico che ne definisce il riconoscimento del disturbo hanno la valenza di meccanismi di difesa appropriati a consentire all’individuo di riprendere il filo della propria esistenza interrotta dall’evento che ha manifestato il pericolo dell’annientamento.

Dott. Antonio Sanna

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