Omeopatia. Gli studi di Bellare: principi attivi nelle diluizioni omeopatiche

Jayesh Bellare, professore di ingegneria chimica in India, grazie al microscopio elettronico a trasmissione (TEM) ha dimostrato in maniera incontrovertibile la presenza di un rilevante numero di molecole di principio attivo in tutte le diluizioni omeopatiche. I suoi studi sono stati discussi nell’ambito del seminario internazionale tenutosi a Firenze durante l’ottavo convegno triennale della Siomi.
Jayesh Bellare ha dimostrato in maniera incontrovertibile la presenza di un rilevante numero di molecole di principio attivo in tutte le diluizioni omeopatiche dalla 6C alla 200C. «Tali molecole che si mantengono in numero pressochè costante in tutte le successive diluizioni vengono stabilizzate dai metasilicati provenienti dal vetro utilizzato per preparare le diluzioni stesse» spiega la dottoressa Bernardini – Tali aggregati costituiscono una riserva chimica di molecole le quali poi possono interagire con i substrati biologici e dare effetto all’attività del medicinale omeopatico. Certo, sono piccole dosi (nanomoli), ma sufficienti a dare una risposta terapeutica secondo i principi della farmacologia delle microdosi, una parte della farmacologia ortodossa sempre più in sviluppo negli ultimi anni. Inoltre, è stato sottolineato come i risultati osservati siano spiegabili con il meccanismo dell’ormesi (stimolazione a basse dosi), come ha ribadito il prof Edward Calabrese, tossicologo dell’Università di Ahmerst, Massachusetts, massimo esperto al mondo di questo sistema di interazione delle sostanze con gli organismi viventi».
«In pratica si tratta di un rovesciamento di azione tra una dose (grande) tossica e una dose (piccola) che ha invece un effetto terapeutico – prosegue Bernardini – Come l’omeopatia la quale si basa sulla somministrazione di dosi infinitesimali di sostanze che ad alte dosi hanno proprio una azione tossica sull’organismo (principio della similitudine omeopatica). I principi della farmacologia delle microdosi e dell’ormesi furono annunciati già nel 2006 dal prof. Andrea Dei (Università di Firenze) e adottati come modello operativo dalla Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata (SIOMI)».
A nostro parere e per l’esperienza ad oggi maturata sull’argomento questa scoperta conferma sicuramente l’efficacia del medicinale omeopatica senza sminuire o annullare quanto detto fino ad oggi sulla memoria dell’acqua e la creazione dei Domini di Coerenza legati all’elettrodinamica quantistica secondo le teorie di G. Preparata.
Certamente è maggiormente funzionale, a tutti i livelli, accogliere che anche ad alte diluizioni la presenza del principio attivo è presente.
Questo perché così si rimane ancorati ad una visione più meccanicista della medicina evitando così di navigare a vista nel mondo della Meccanica Quantistica, della Bioenergia e dell’Informazione ad essa connessa.
Legittimo da un lato ma personalmente è preferibile navigare a vista su ciò che ancora è poco conosciuto che escluderlo perché rischia di mettere in discussione le presunte certezze ortodosse di cui si dispone.
Buona investigazione!

Dir. Scientifico I.B.I.
Roberto Fabbroni

 

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